giovedì 23 marzo 2017

il piacere della vita

Ancora ritorna in me la dolce primavera
ancora non invecchia il mio cuore infantilmente allegro
ancora scorre la rugiada dell’amore giù dall’occhio mio
ancora vivono in me il piacere e il dolore della speranza.
Ancora mi consolano con dolce incanto il cielo blu e la verde campagna,
la divina mi porge la coppa dell’ebbrezza,
la gentile, giovane natura.
Fiducioso!
Vale i dolori, questa vita fino a quando per noi poveracci il sole di Dio splende e immagini di un tempo migliore si librano intorno alla nostra anima, e ahimè, un occhio gentile piange con noi.

Friedrich Hölderlin, Il piacere della vita

mercoledì 1 marzo 2017

Siete mai stati dal dentista?

La dottrina cristiana della sofferenza spiega un fatto molto curioso sul mondo in cui viviamo.
Dio ci nega, per la natura stessa del mondo, la felicità e la sicurezza che desideriamo, ma di gioia, piacere e divertimento ne ha disseminati dappertutto.
Non abbiamo mai la sicurezza, ma abbiamo un sacco di occasioni di allegria e perfino qualche momento di estasi.
Non è difficile capire il perchè.
La sicurezza che desideriamo ci indurrebbe a porre il nostro cuore nelle cose di questo mondo e costituirebbe un ostacolo al nostro ritorno a Dio; ma pochi momenti di un amore felice, un paesaggio, una sinfonia, un allegro incontro con i nostri amici, una partita di calcio non ci fanno correre questo rischio.
Il Padre ci ristora, nel viaggio, in alcune piacevoli locande, ma non ci incoraggia mai a scambiarle per la nostra vera casa.


La cosa terribile è che un Dio perfettamente buono non incute meno paura di un Sadico Cosmico.
Un uomo crudele lo si potrebbe corrompere; potrebbe stancarsi del suo infame passatempo. Potrebbe avere la sua parentesi di misericordia, come un alcolizzato ha le sue parentesi di sobrietà. Ma mettiamo invece di aver a che fare con un chirurgo che ha a cuore solo il nostro bene.
Più sarà buono e coscienzioso, più sarà inesorabile nel tagliare.
Se cedesse alle suppliche, se interrompesse l'operazione prima della fine, tutto il dolore provato fino a quel momento sarebbe stato inutile.
Che cosa vogliono dire quelli che proclamano: "non ho paura di Dio, perchè so che è buono"?
Non sono mai stati da un dentista?

C.S. Lewis "Il problema della sofferenza" e "Diario di un dolore"

mercoledì 15 febbraio 2017

consolare

Non avevo mai riflettuto sull'etimologia di questo vocabolo.
C'è qualcuno che la mette in relazione con il concetto di solitudine.
«Consolare» significherebbe perciò sostanzialmente «stare con uno che è solo».
L'idea è suggestiva perché individua la radice del malessere contemporaneo: la tristezza e il dolore dell'uomo "moderno" nasce proprio dal sentirsi solo, privo di una presenza che riscaldi, di una mano che accarezzi, di una parola che spezzi il silenzio e le lacrime.
Non per nulla la parola «desolato» significa in radice «essere solo» pienamente.
Quello che a me sembra, infatti, è che dopo il peccato originale ogni uomo è solo, e perciò avverte un bisogno profondo di essere consolato, bisogno che se non è rettamente soddisfatto può mandare tutto in rovina.
Aveva ragione il romanziere russo Vladimir Nabokov, quando ha scritto che «la solitudine è il campo da gioco di Satana», ed è per questo che lo Spirito Santo è detto «il Consolatore».
Sarà questo il motivo per il quale mi piace tanto invocarlo con quelle antiche parole così belle:
"vieni Santo Spirito; riempi il cuore; accendi il fuoco del tuo amore; manda il tuo Spirito per una nuova creazione e rinnoverai la faccia della terra". 


venerdì 3 febbraio 2017

sull'amore

L'uomo può accettare se stesso solo se è accettato da qualcun altro.
Ha bisogno dell'esserci dell'altro che gli dice: è bene che tu ci sia.
Solo a partire da un "tu", l'"io" può trovare se stesso.
Solo se è accettato l'"io" può accettare se stesso.
Chi non è amato non può neppure amare se stesso.
Questo essere accolto viene anzitutto dall'altra persona.
Ma ogni accoglienza umana è fragile.
In fin dei conti abbiamo bisogno di un'accoglienza incondizionata.
Solo se mi sento accolto da Dio so definitivamente che io sono voluto.
Ho un compito nella storia. 
Sono accettato.
Sono amato.

J. Pieper, sull'Amore


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venerdì 20 gennaio 2017